Templi tra i grattacieli, pulizia, ordine, grandi parchi verdi e viali alla moda. Caotica, psichedelica, pop e al tempo stessa spirituale, Tokyo è una città dalle mille anime, una megalopoli piena di contrasti, dove gheisce e cyber-cafè convivono pacificamente, con quartieri futuristici pieni di led e insegne giganti, e antichi ryokan dove il tempo sembra essersi fermato.

Tra le tante qualità che la capitale giapponese offre a turisti e residenti, ora c’è un vantaggio in più: Tokyo è la città più sicura del mondo. Uno di quei posti perfetti sotto tanti punti di vista, dai servizi sanitari eccellenti ai trasporti pubblici, dai piani di emergenza dopo le catastrofi alla preparazione sulla sicurezza informatica. A incoronarla la città più sicura al mondo è il Safe Cities Index stilato dall’Economist Intelligence Unit (EIU), che ha messo la città giapponese al primo posto, davanti a Singapore e Osaka. L’indice, che per stilare la classifica valuta valori come le infrastrutture, il controllo per le strade, la qualità delle cure sanitarie, la quantità di pericoli e violenza di ogni paese, assegna all’Asia quindi il podio. Ma l’Europa non manca. Al quarto posto infatti sfila a sorpresa Amsterdam, grazie alla sua capacità di mantenere l’ordine cittadino, seguita da un’altra grande metropoli, Sydney, che, nonostante le dimensioni, si dimostra una meta tranquilla. Non sorprende invece il Canada, in lista al sesto posto con Toronto, più volte citato dagli esperti di rating come paese esemplare, migliore dell’americana Washington DC (settima) che a sua volta supera la tanto ammirata Copenaghen all’ottavo posto (nominata ogni anno come la città più felice al mondo).

Torniamo in Asia per Seoul, che si guadagna il nono posto grazie a ingegnose infrastrutture, come la strepitosa Seoullo 7017, innovativo parco progettato dallo studio olandese MVRDV, che strizza l’occhio all’High Line newyorkese trasformando un lungo tratto stradale dismesso in un’oasi verde dove si cammina tra fiori,  24.000 alberi e piante di 228 specie diverse. Quindi ancora l’Australia, con Melbourne, in decima.

“Nonostante l’Europa sia la migliore quanto a strutture sanitarie, è molto indietro nel campo della sicurezza digitale e innovazioni verdi”, motivano gli esperti dell’Economist Intelligence Unit. Non tutto è perduto però. E al Vecchio Continente restano comunque in classifica quattro città, tra la decima e la ventesima posizione. A partire da Stoccolma, che segue l’undicesima Chicago, sfilando alla frizzante San Francisco il dodicesimo posto.

Londra batte New York, e si classifica 14esima, subito prima della Grande Mela. Con telecamere a ogni angolo e controlli all’avanguardia, la capitale inglese ha fatto grandi passi avanti in termini di sicurezza. Ma non è solo questo a renderla tra le venti città più sicure al mondo. Londra ha investito anche in infrastrutture e sostenibilità: lo dimostra il suo ultimo progetto, il Tide, sulla Greenwich Peninsula, immenso parco sopraelevato progettato da Diller Scofidio + Renfro, che offre tranquilli sentieri a piedi o in bici.


Metropoli sicure. Asia regina, poi Amsterdam e la Scandinavia. Italia a centro classifica

Singapore. A sinistra l’ArtScience Museum

Le ultime cinque posizioni vedono classificarsi ancora l’Europa, con la tedesca Francoforte (numero 16). La megalopoli caotica per eccellenza, Los Angeles, risulta una meta più sicura della neozelandese Wellington (al 18esimo posto) e di Zurigo (al numero 19). La ventesima è Hong Kong, che, nonostante sia una metropoli all’avanguardia e cosmopolita, ha ancora molta strada da fare.

Tra le venti mete più sicure al mondo l’Italia non c’è. Per trovare una delle nostre città dobbiamo scendere fino al 29esimo posto, dove sfilano Milano e Roma (rispettivamente al 29esimo e 30esimo), precedute da due destinazioni mediorientali, Dubai e Abu Dhabi.

Le città meno sicure sono Caracas, Yangon, Karachi, Dhaka, in Bangladesh, e, sessantesima, Lagos, in Nigeria. “La ricchezza non è un indice di sicurezza”, spiegano il rapporto dell’Economist Intelligence Unit, “ma purtroppo sono le metropoli dei Paesi in via di sviluppo a risultare le più rischiose dove viaggiare o vivere”.

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